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Marketing sensoriale: i cinque sensi al servizio del retail

di Benedetta Collu
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Entrare in un negozio non è mai un’esperienza neutra. Spesso non ce ne accorgiamo, ma dietro a ogni dettaglio – il profumo che aleggia nell’aria, la musica di sottofondo, la temperatura, l’illuminazione – c’è un progetto. È il marketing sensoriale, una disciplina che utilizza i cinque sensi per rafforzare il legame tra cliente e brand.

 

Secondo la LUISS Business School, il marketing sensoriale non si limita a favorire la vendita di un prodotto, ma costruisce un’intera esperienza intorno al consumatore. Profumi, suoni e colori concorrono a creare un’atmosfera coerente con i valori del brand. Questo è il motivo per cui certi marchi hanno un “odore riconoscibile” o un sottofondo musicale che si imprime nella memoria del cliente, generando familiarità e fidelizzazione.

L’olfatto: la memoria più potente

Diversi studi accademici confermano infatti che l’olfatto è il senso più strettamente legato alla memoria e alle emozioni. Non a caso molti retailer sfruttano signature scents:  fragranze appositamente create, per evocare emozioni positive e rendere l’esperienza unica, come nel caso di Abercrombie

Nelle boutique di moda il profumo può suggerire eleganza e sofisticazione, mentre nei punti vendita di caffè o panetterie gli odori “naturali” stimolano direttamente l’appetito e quindi le vendite.

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Photo: Freepik

L’udito: musica che influenza il ritmo

La musica è un altro strumento potente. Una ricerca dell’Università di Padova ha mostrato come una selezione musicale mirata possa orientare non solo l’umore, ma anche il ritmo di permanenza in negozio. 

Una musica lenta incoraggia a fermarsi più a lungo, mentre brani più ritmati spingono a muoversi più velocemente e ad acquistare d’impulso. Non a caso le playlist di molti brand vengono studiate al dettaglio da sound designer.

La vista e il tatto: le sensazioni che fanno la differenza

La componente visiva è spesso la più immediata. Luci calde e soffuse invitano al relax, mentre quelle brillanti stimolano attenzione e percezione di qualità. Anche i colori hanno un ruolo cruciale: tonalità fredde trasmettono modernità e tecnologia, quelle calde evocano comfort e vicinanza. La progettazione visiva diventa quindi una grammatica vera e propria del retail design.

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Photo: Pexels / Cottonbro

Passando al tatto, toccare un tessuto, sfiorare un packaging, percepire la consistenza di un prodotto riduce la distanza tra cliente e brand. È ciò che manca nell’ecommerce, e che spinge molti retailer a enfatizzare la materialità in store. La fisicità diventa così un vantaggio competitivo rispetto allo shopping online.

Il gusto: l’elemento che sorprende

Secondo uno studio neuroscientifico pubblicato dalla National Library of Medicine, in alcuni contesti il gusto diventa un veicolo di engagement inatteso. Non solo nei supermercati con assaggi e degustazioni: anche nei negozi di arredamento o di moda è sempre più frequente offrire al cliente un caffè, un drink o una piccola esperienza gastronomica, che trasforma la visita in un momento multisensoriale e conviviale.

Il marketing sensoriale, quindi, ha un potere sottile: non spinge direttamente all’acquisto, ma crea un ambiente in cui la persona che compra si sente a proprio agio, predisposta a scegliere. È un linguaggio invisibile, che lavora sul piano emozionale e costruisce legami duraturi tra brand e cliente.

 

Photo cover: Unsplash / Chris Nagahama

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