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Dallo smartphone al negozio: il nuovo volto del marketing di prossimità

di Federica Biffi
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Il proximity marketing trasforma ogni passo in un’opportunità: sfrutta la vicinanza fisica per attivare messaggi mirati e contestuali, capaci di sorprendere nel momento giusto e nel luogo giusto, rendendo l’esperienza d’acquisto più personale e coinvolgente. E anche più efficiente.

 

Entrare in un negozio e ricevere sullo smartphone un’offerta mirata sul prodotto che stavi cercando. Visitare un museo e avere sul display contenuti esclusivi legati all’opera davanti a te. Oppure camminare in aeroporto e ricevere in tempo reale indicazioni sui servizi nelle vicinanze. Non è fantascienza né pubblicità invadente: è proximity marketing, un approccio che trasforma la prossimità fisica in un’occasione di dialogo personalizzato tra brand e persone che acquistano.

Si tratta di un approccio che utilizza le location technologies per intercettare i dispositivi mobili presenti in una determinata area geografica e inviare loro messaggi mirati. Oggi non basta più creare contenuti e copy accattivanti, ma conta sempre di più anche il contesto, il quando e il dove di ogni messaggio. La circostanza, temporale e spaziale, diventa così l’elemento che fa la differenza tra una comunicazione efficace e una che rischia di perdersi tra gli innumerevoli stimoli che ogni giorno riceviamo.

Alcuni esperti sostengono che la prossimità meriti di essere considerata una nuova variabile da affiancare alle classiche “4 P” del marketing: product (prodotto), price (prezzo), place (distribuzione) e promotion (promozione). Infatti,secondo le ricerche di Business Research Insights, il mercato globale del marketing di prossimità è in crescita costante, a partire da 31,7 miliardi di dollari nel 2024, raggiungendo 35,85 miliardi di dollari nel 2025 fino ad arrivare a 96,25 miliardi entro il 2033, con un CAGR (tasso di crescita annuo) costante del 13,1%.

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Photo: Pexels / Erik Mclean

Le tecnologie che abilitano il proximity marketing

Alla base di questo approccio ci sono strumenti tecnologici diversi (location technology). Non si tratta solo di smartphone, ma di un insieme di dispositivi e connessioni che permettono di riconoscere la presenza dell’utente in un’area precisa e di inviare comunicazioni personalizzate. Le possibilità sono molteplici: dai sistemi basati sul Global System for Mobile Communications (GSM) e sul geofencing, che utilizzano la rete cellulare o delimitazioni virtuali per localizzare i destinatari, fino alle reti Wi-Fi pubbliche o semi-pubbliche, che consentono di distribuire messaggi mirati ai dispositivi connessi in spazi come aeroporti, coworking o caffetterie. Un ruolo importante è ricoperto anche dalla tecnologia NFC, la stessa utilizzata per i pagamenti contactless, che nel retail può offrire esperienze aggiuntive o promozioni.

Tra le tecnologie che hanno rivoluzionato il proximity marketing, i beacon occupano un ruolo rilevante. Si tratta di piccoli dispositivi che sfruttano il Bluetooth Low Energy (BLE), facili da installare e da collocare in punti strategici. Da lì emettono un segnale captabile dagli smartphone nelle vicinanze, a condizione che abbiano il bluetooth attivo e un’app compatibile installata. Da quel momento, l’interazione dipende dalle scelte del brand. Una catena di moda può inviare suggerimenti su nuovi arrivi o proporre capi in linea con acquisti precedenti; un museo può arricchire la visita con contenuti multimediali dedicati alle opere esposte; un aeroporto può guidare i viaggiatori segnalando gate, servizi e offerte disponibili nelle vicinanze.

Rispetto ad altre tecnologie come il GPS, i beacon hanno un vantaggio: la precisione. Grazie al BLE riescono a rilevare la posizione dell’utente con un margine di pochi centimetri, rendendo possibile una personalizzazione dei messaggi che difficilmente può essere eguagliata da altri sistemi.

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Come i brand utilizzano la prossimità

Negli ultimi anni sempre più brand hanno scelto di adottare il proximity marketing per rendere le interazioni con le persone più personalizzate e contestuali. Tra i casi più recenti, per esempio, troviamo Starbucks, catena di caffè statunitense, che invia promozioni geolocalizzate ai clienti quando si trovano nei pressi dei suoi punti vendita, incentivando acquisti mirati durante le ore meno affollate.

La famosa catena di ristoranti fast food McDonald’s utilizza beacon in aree ad alto traffico, come centri commerciali e stazioni, per inviare offerte promozionali direttamente agli smartphone dei clienti nelle vicinanze, aumentando la frequenza delle visite e le vendite. Anche il settore beauty si conferma interessato al trend: Sephora sfrutta beacon nei propri negozi per notificare ai clienti nuove offerte, prodotti e consigli di bellezza, arricchendo l’esperienza in-store e favorendo un maggiore engagement.

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Photo: Pexels / Mart Production

Il momento giusto nel luogo giusto

 Il proximity marketing non si limita a migliorare l’esperienza dell’utente, ma diventa anche uno strumento prezioso per le aziende. Raccogliendo e analizzando i dati di interazione, è possibile capire quali zone di un negozio attirano più persone, quali prodotti generano maggiore interesse e in quali momenti della giornata si registra il maggior numero di ingressi. Tutte informazioni che consentono di ottimizzare l’organizzazione degli spazi, calibrare le offerte commerciali e affinare le strategie di vendita.

Dal lato dei consumatori, la differenza rispetto alla pubblicità tradizionale è che si ricevono comunicazioni mirate, contestuali e, probabilmente, utili. L’utente riceve informazioni quando queste possono davvero essere interessanti, trasformando la notifica in un supporto all’esperienza d’acquisto, con l’auspicio che non sia un’interruzione indesiderata. In un panorama in cui l’attenzione è una risorsa sempre più scarsa, puntare sul “qui e ora” rappresenta una leva per distinguersi e rafforzare la connessione tra marchio e chi fruisce.

 

Photo cover: Freepik / Tirachardz

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