Home » La taglia non c’è? Il negozio diventa un punto di accesso all’ecommerce

La taglia non c’è? Il negozio diventa un punto di accesso all’ecommerce

di Elisa Marasca
unzer-4jcvOcZ3h4Q-unsplash
Zara, Intimissimi, Lululemon e altre catene di abbigliamento collegano punti vendita, cataloghi digitali e magazzini per offrire articoli e taglie non presenti fisicamente in negozio. Una strategia che riduce il rischio di perdere la vendita, ma richiede stock aggiornati e personale preparato.

Vedere un capo, provarlo e scoprire che la taglia desiderata non è disponibile non deve necessariamente concludersi con l’uscita dal negozio a mani vuote. Zara, per esempio, consente al personale di effettuare, attraverso un dispositivo dello store, un ordine online dell’articolo mancante.

La clientela può pagare direttamente dal dispositivo oppure, nei negozi che lo permettono, completare il pagamento alla cassa entro due ore. L’acquisto segue poi le normali modalità di consegna dell’ecommerce.

karina-khalmetova-OKcS85fqSIc-unsplash

Photo: Unsplash / Karina Khalmetova

Non è un trasferimento tra negozi

Questo non significa, però, che il capo venga necessariamente trasferito da un altro punto vendita. Zara specifica di non effettuare movimenti di articoli tra i propri negozi: la taglia deve essere disponibile online. Anche la consegna a domicilio, che parte dai 2,95 euro in Italia, mantiene i costi ordinari previsti dall’ecommerce, mentre il ritiro presso un negozio è gratuito.

Il servizio si inserisce nella strategia omnicanale sviluppata da tempo dal gruppo. Già nel 2018, l’insegna utilizzava la tecnologia RFID per integrare le scorte dei negozi con gli ordini online, trasformando i punti vendita anche in nodi della propria rete logistica.

pexels-silverkblack-36730438

Photo: Pexels / Vitaly Gariev

Lo “scaffale infinito” del retail

Il modello è conosciuto nel settore come endless aisle, o “scaffale infinito”: il punto vendita espone soltanto una parte dell’assortimento, mentre il personale o la clientela possono accedere digitalmente al catalogo più ampio e ordinare ciò che manca.

Intimissimi, per esempio, da 6 anni introdotto il progetto “Scaffale Infinito”. Modelli, colori e taglie non presenti nel singolo negozio possono essere ordinati attingendo al magazzino dell’ecommerce, con consegna a domicilio oppure ritiro in store.

Al momento del lancio il sistema era già disponibile in più di mille punti vendita, più di 650 dei quali in Italia. Per le persone iscritte al programma fedeltà era prevista anche la spedizione gratuita.

takashi-sakamoto-SBGz-72m86E-unsplash (1)

Photo: Unsplash / Takashi Sakamoto

Il negozio ibrido di Saveone e Lululemon

Lo stesso principio è stato adottato da Lululemon nel suo primo flagship italiano, aperto a Milano nel luglio 2025. La soluzione endless aisle permette alla clientela di accedere all’intera gamma del marchio e acquistare anche i prodotti non materialmente presenti nel punto vendita.

Un’altra declinazione arriva da Saveone, che nel suo primo punto vendita milanese ha installato totem e iPad attraverso i quali acquistare l’intera collezione, compresi i capi non presenti nella boutique. Gli articoli possono poi essere consegnati a casa oppure ritirati nello stesso store.

Il funzionamento del modello “scaffale infinito”, però, dipende dalla qualità dell’integrazione tra i diversi canali. Servono disponibilità aggiornate, procedure semplici e personale formato per accompagnare la clientela nell’ordine. Se lo stock digitale non è attendibile o l’acquisto assistito è macchinoso, la tecnologia rischia di aggiungere una nuova frizione anziché eliminarla.

 

Photo cover: Unsplash / Unzer

Ti potrebbe piacere